Dietro ogni processo c’è, prima di tutto, una storia.
Una storia quasi sempre complessa, fatta di circostanze importanti per il mondo del diritto ma anche di accadimenti rilevanti per la psicologia delle persone e, in qualche modo, per la loro vita.
Fra le tante persone che si rivolgono a un avvocato, molte cercano in lui, prima d’altro, un terminale, un vaso, un porto, una sponda.
Può sembrare strano e paradossale. Oggi che tutti sanno, che la rete offre risposte più o meno razionali a tutte le domande, che nessuno è più disposto ad apparire ignorante, fragile e insicuro, proprio oggi le persone che decidono di andare da un avvocato si trovano a ricercare, a volte inconsapevolmente, il significato più profondo di quel rapporto fiduciario che è alla base dell’agire del professionista vero.
Lo fanno nel momento stesso in cui sperano di trovare qualcuno che comprenda la loro situazione, che li ascolti, che gli offra sì un rimedio tecnico ma, soprattutto, un supporto umano, un consiglio sincero per compiere scelte importanti.
E’ la ricerca dell’empatia.
Quella stessa ricerca che viene raccomandata ai medici, perché è provato che un buon rapporto con il paziente favorisce la cura e abbatte i costi umani e sociali del contenzioso sanitario.
Ecco perché saper ascoltare i racconti e appassionarsi alle storie costituisce uno dei momenti più belli e importanti della professione forense.
Ogni professionista dovrebbe tenere sempre a mente un principio: prima di pensare a quanti soldi chiederai a chi ti capita davanti, mettigli una mano sulla spalla, guardalo negli occhi e chiedigli cosa gli sta succedendo.
Se farai così, forse, lui ti racconterà la sua storia.
Diritto e Psiche, il perché di una condivisione
Fra le scienze sociali, il diritto e la psicologia detengono oggi il primato per interesse e richiesta di prestazioni professionali. La seconda ancora più del primo. Le due discipline sono sempre state in qualche modo compenetrate, si pensi al largo e risalente interesse per la psicologia giuridica e giudiziaria e a tutte le declinazioni nei vari settori del diritto applicato.
In ordine sparso si possono qui indicare il diritto minorile, il diritto di famiglia, la criminologia, l’esecuzione penale ma anche, più di recente la mediazione penale e quella civile e commerciale. Ci sono, da ultimo, anche professionisti della crisi d’impresa che adottano dichiaratamente un approccio psicologico per supportare le scelte, strategiche e spesso dolorose, dell’imprenditore divenuto insolvente.
Tutto ciò esprime in modo evidente la cifra del nostro tempo.
Ci viene chiesto da tutti di apparire vincenti per competere al meglio. Troppo vincenti.
In questo modo, la pressione esercitata dall’aspettativa diviene intollerabile e, soprattutto, non c’è pietà per i vinti, che, a torto o ragione, si sentono esclusi.
Anche in settori che sembrerebbero molto lontani dal dominio della psicologia, emerge e si manifesta chiaramente un crescente bisogno di gestire le conflittualità – perfino quelle di diritto patrimoniale e commerciale – con una grande attenzione ai profili psicologici.
La “vittoria” o la “soluzione”, concetti che sembrerebbero sorretti e determinati esclusivamente dalle tecnicalità del diritto, acquisiscono, in realtà, una colorazione via via più soggettiva.
In questa accezione di mediazione dei conflitti in senso ampio, la soluzione del caso richiede un’analisi basata sulla reale consistenza del bisogno, anche psicologico, di tipo individuale, attraverso il colloquio approfondito con il singolo cliente. Può sembrare un paradosso ma ciò costituisce l’antitesi – o, meglio, il limite – dell’applicazione della sola intelligenza artificiale, vale a dire dell’intelligenza artificiale disgiunta dalla mediazione e comprensione empatica, affidata alle mani sapienti di un professionista in carne e ossa.
Da qualche anno abbiamo la fortuna di condividere spazi di crescita quotidiana con le psicologhe con cui dividiamo lo studio, grazie al confronto di esperienze e passioni, vissute a cavallo dell’evanescente linea di confine fra diritto e psicologia.
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